Loading...

Tell Your Story

Vuole parlarmi ancora di qualcosa?

Selectable keywords

Click on a keyword to update the search results.

Audio

Transcription

Mio papà si chiamava Carlo Piovano era della classe 1921 ed era uno studente di economia e commercio.Era stato chiamato alle armi penso verso la fine del 1940 come sottotenente di amministrazione. Dopo aver fatto il CAR a Cesena e la scuola allievi ufficiali a Spoleto, fu mandato prima in Sicilia, a San Cataldo e poi di lì in Grecia ad Agrinion presso la 123a infermeria quadrupedi con compiti amministrativi, quindi la prima parte della guerra per lui non fu troppo impegnativa, diciamo. Ma come quasi tutti l' 8 settembre del '43 lo colse impreparato fu fatto prigioniero dai tedeschi che lo caricarono su un treno con destinazione nord. Fra i militari commilitoni mio papà qualcuno pensava di tornare a casa, ma mio papà pare non la pensasse così e avrebbe voluto anche scappare ma non ci provò avendo saputo da un ufficiale ungherese che tutto il percorso ferroviario era presidiato dai tedeschi. La prima destinazione, purtroppo fu un campo di prigionia, infatti, in Germania a Wietzendorf da dove poi fu mandato in Polonia verso il confine Russo Deblin Irena anche detto Ivangorod una vecchia Fortezza sulla Vistola, dove passò il primo inverno fra privazioni, freddo, fame sebbene lui, in realtà, fosse ancora fra i pochi fortunati che potevano ricevere alle volte pacchi da casa, mi ricordo che parlava di latte condensato di qualche cibo inscatolato, infatti i militari italiani internati tecnicamente non erano dei veri prigionieri di guerra, visto che l'Italia non era in guerra con la Germania, quantomeno i tedeschi li consideravano così. I militari, dicevo solo quelli con famiglie nella zona occupata poi dai tedeschi, avevano un servizio postale sia per potersi scambiare le notizie, quindi sapere come andava a casa e far sapere che erano ancora vivi, ma anche per ricevere dei pacchi postali con qualche genere di prima necessità, quando naturalmente questi non venivano sequestrati dai nazisti. Mio papà raccontava anche di essere riuscito a nascondere una sterlina d'oro che poi alla fine per disperazione aveva scambiato contro una pagnotta. Ogni mattina all'appello gli ufficiali repubblichini chiamavano ad aderire alla Repubblica Sociale, quella di Salò, ma in realtà furono pochissimi quelli che accettarono in particolare molti ufficiali monarchici per non infrangere il giuramento di fedeltà al re, spesso in realtà ignari anche dei fatti accaduti in Italia con l'8 settembre, loro continuavano a vedere il re e Badoglio come figure di riferimento. Nella seconda metà del '44 mio papà fu mandato a lavoro coatto a Colonia in un'industria chimica dove era insieme a francesi e russi, lavoravano, ovviamente senza cautele e pure sotto i bombardamenti tanto erano risorse, diciamo così, spendibili. Verso la fine della guerra per sua fortuna fu mandato a lavorare in una fattoria di anziani tedeschi vicino alla frontiera con l'Olanda dormiva nella stalla e si occupava delle poche bestie rimaste, nel frattempo, mi raccontava, vedeva sempre più numerosi aerei in cielo americani inglesi alleati che andavano a bombardare la Germania una volta nel conto più di 900. Erano le famose fortezze volanti. Una mattina il padrone della fattoria lo chiamò e gli disse che poteva sistemarsi in una stanza e mio papà capì allora che la sconfitta della Germania era vicina e che l'uomo voleva solo evitare possibili vendette. Pochi giorni dopo mentre era nel bosco a raccogliere legna, lui vide in lontananza un corazzato con lo stellone bianco americano si avvicinò ovviamente con circospezione perché avrebbe anche potuto essere una trappola, ma invece erano veramente le truppe americane che stavano entrando sul suo tedesco, era la fine di aprile o i primi giorni, penso, di maggio del '45 aveva 24 anni e aveva visto tante cose. Purtroppo alcuni dei suoi coetanei non ce l'avevano fatta perché nei campi di concentramento, non di sterminio, ma di concentramento, comunque molti non avevano potuto sopportare le condizioni ed erano morti. I giorni successivi li avrebbe poi passati a cercare cibo trovando quasi soltanto patate per poi rientrare in Italia ad agosto del '45 non senza essere stato disinfettato con il DDT al Brennero. Di tutto questo mi ha iniziato a parlare solo alla fine degli anni '70 quando avevo circa 20 anni, perché l'esperienza gli era stata molto dolorosa al punto che non ne voleva sapere di tornare in Germania neanche per turismo. Divenne comunque Presidente dell'Associazione Nazionale ex internati militari nei campi di concentramento ANEI di Torino, perché voleva che il ricordo sopravvivesse e lo slogan che avevano scelto era Mai più reticolati nel mondo.

Word search

Search for a word, then select a phrase to listen from that point.

Select a word in this transcription to listen to the story from this point

a mio papà si chiamava Carlo Piovano era della classe 1921 ed era uno studente di economia e commercio era stato chiamato alle armi.

penso verso la fine del 1942 Sottotenente di amministrazione dopo aver fatto il CAR a Cesena la scuola allievi ufficiale Spoleto, ho mandato prima in Sicilia, San Cataldo e poi di in Grecia da grignon presso la 123a infermeria quadrupedi con compiti amministrativi, quindi la prima parte della guerra per lui non fu troppo impegnativa, diciamo.

ma come quasi tutti lo 8 settembre del 43, ero col sempre parato fu fatto prigioniero dai tedeschi che lo caricarono su un treno con destinazione nord fra i militari commilitoni mio papà qualcuno.

pensavo di tornare a casa.

ma mio papà pare non la pensasse così mi avrebbe scappare ma non ci provo avendo saputo da un ufficiale ungherese che tutto il percorso ferroviario era presidiato dai tedeschi la prima destinazione, purtroppo fu un campo di prigionia, infatti in Germania avete hahndorf da dove poi fu mandato in Polonia verso il confine Russo deblin anche Irena detto ivangorod una vecchia Fortezza sulla Vistola, dove passo il primo inverno fra privazioni freddo, fame sebbene lui, in realtà, forse ancora fra i pochi fortunati che potevano ricevere alle volte pacchi da casa, mi ricordo che parlava di latte condensato di qualche cibo inscatolato, mi fate i militari italiani internati Tecnicamente non erano dei veri prigionieri di guerra, visto che l'Italia non era in guerra con la Germania, quantomeno i tedeschi consideravano dicevo solo quelli con famiglie nella zona occupata, poi dai tedeschi avevano servizio postale sia per potersi scambiare le notizie, quindi sapere come andava a fare far sapere che erano ancora vivi, ma anche per ricevere dei pacchi postali con qualche genere di prima necessità, quando naturalmente queste non veniva anche questa data nazisti i mio papà raccontava anche di essere riuscito a nascondere una sterlina d'oro che poi alla fine per disperazione aveva scambiato contro una pagnotta ogni mattina l'appello gli ufficiali repubblichini che amavano ad aderire alla Repubblica Sociale, quella di Salò, ma in realtà sono pochissimi quelli che accettarono in particolare molti ufficiali monarchici per non infrangere il giuramento di fedeltà al re spesso in realtà ignari anche dei fatti accaduti in Italia con l'8 settembre, loro continuavano a il re è Badoglio come figura di riferimento nella seconda metà del 44 mio papà.

può mandato al lavoro coatto a Colonia in un'industria chimica dove era insieme a francesi a Russi lavoravano, ovviamente senza cautele e pure sotto i bombardamenti.

tanto erano risorse, Diciamo così spendibili verso la fine della guerra per sua fortuna.

com'è andato a lavorare in una fattoria di anziani tedeschi vicino alla frontiera con L'Olanda dormiva nella stalla e si occupava delle poche bestie rimaste, Nel frattempo mi raccontava che vedeva sempre più numerosi aerei in cielo americani inglesi alleati che andavano a bombardare la Germania una volta Nel conto più di 900 erano le famose fortezze il padrone della fattoria lo chiamo e gli disse che poteva sistemarsi in una stanza e mio papà capi, Allora che la sconfitta della Germania era vicina e che l'uomo voleva solo evitare possibili, vendette pochi giorni dopo mentre era Nel bosco raccogliere legna, lui vide in lontananza un corazzato con lo stellone bianco americano si avvicina.

ovviamente con pensione perché avrebbe anche potuto essere una trappola, ma invece erano veramente le truppe americane che stavano entrando sul suo tedesco era la fine di aprile o i primi giorni, penso maggio di del 45 aveva 24 anni e aveva visto tante cose.

purtroppo alcuni dei suoi coetanei non ce l'avevano fatta perché nei campi di concentramento non di sterminio, ma di concentramento, comunque molti non avevano potuto sopportare le condizioni ed erano i giorni successivi li avrebbe poi passati a cercare cibo provando quasi soltanto patate per poi rientrare in Italia ad agosto del 45 non senza essere disinfettato con il DDT al Brennero di tutto questo mi ha iniziato a parlare solo alla fine degli anni 70 quando avevo circa 20 anni, perché l'esperienza gli era stata dolorosa al punto che non ne voleva sapere di tornare in Germania neanche per turismo divenne comunque Presidente dell'Associazione Nazionale ex internati militari nei campi di concentramento Honey di Torino, perché voleva che ricordo sopravvivesse e lo slogan che avevamo scelto era mai più reticolati Nel mondo.